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Cosa c'entra Democrito con i quark? (a proposito cos'è un quark?). E Aristotele come può essere messo insieme a Galileo, Newton o Einstein? Non sono questi dei fisici mentre il primo è un filosofo? E i fisici non si interessano di esperimenti e teorie mentre i filosofi si dedicano alle questioni ultime del pensiero umano? E allora cosa li tiene insieme? Eppure tutto questo fa parte di una mostra che resterà aperta al Museo Caproni dal 9 Novembre prossimo al 13 Gennaio 2002. Una mostra scientifica che vede la collaborazione del Museo Tridentino di Scienze Naturali, il Dipartimento di Fisica dell'Università di Trento ed il Centro Culturale Il Mosaico, un team di enti non nuovi a queste imprese comuni (l'anno scorso avevano presentato una mostra su Volta, quello della pila, e l'anno precedente una mostra sulle origini della vita). Forse il sottotitolo può aiutare: le grandi intuizioni della Fisica. Eh già, perché le grandi scoperte scientifiche non si fanno mettendo solo insieme pezzi di conoscenza, ci vuole qualcuno che le intuisca, le formuli: insomma dietro alle scoperte ci sono le intuizioni e gli sforzi degli uomini, c'è un uomo. Ci si propone, dunque, di mostrare che la Fisica non è una semplice sequenza di formule e teoremi, ma una storia di uomini, e il filo che li lega, dai primi atomisti della Grecia agli scienziati dei nostri giorni, è una continua, incessante ricerca della verità. L'opera alla quale questo uomini hanno lavorato ha stupito, spesso, loro per primi. Guardando con stupore la realtà si sono avventurati nell'immensità del cosmo "con baldanza e acume", pronti a coglierne il senso, certi che la trama della natura non è fatta per ingannare chi cerca con passione. La mostra è dedicata in particolare alla risposta che gli uomini hanno tentato nel corso dei secoli nel rispondere alla domanda: di cosa è fatto tutto ciò che ci circonda? E quali leggi sono alla base della costruzione della materia che vediamo e non vediamo? Si passa così da Democrito (vissuto nel 400 avanti Cristo e che per primo ha pensato agli atomi come i costituenti della materia) ai quarks, particelle subnucleari di cui tutta la materia pesante è costituita ed ipotizzati da Gell-Mann (fisico americano vivente) nel 1963. Un'avventura che la mostra divide in cinque sezioni che diventano cinque temi distinti con cui la si può percorrere: i Greci e la fisica antica, la scienza nel mondo arabo e nel Medioevo, il metodo scientifico ed il percorso di Galileo, il meccanicismo dell'ottocento, il '900 e la nascita della fisica moderna. Così chi sceglierà, ad esempio, di ripercorrere la strada di Galileo si troverà a rifare (nelle condizioni di allora) l'esperimento della caduta di palline lungo il piano inclinato e a riscoprire (con che sorpresa!) le leggi della caduta dei gravi, cioè il momento della nascita del metodo scientifico. Chi deciderà per la fisica moderna potrà assistere alle esperienze che sconvolsero la fisica (ed il pensiero scientifico) all'inizio del secolo, osservando la presenza degli atomi per mezzo dei moti browniani o la rivelazione che l'energia non può essere accumulata con continuità, ma solo a "pacchetti" ben determinati. E così, dopo essersi convinti che tutte le particelle note possono essere classificate in schemi straordinariamente belli, scoprire che possono esistere particelle ancor più microscopiche che sono "confinate" entro particelle più grandi e probabilmente non potranno mai essere isolate: i quark appunto. Un'avventura che non è solo del pensiero scientifico, ma dell'uomo. Non è un caso che alla mostra collaborino anche insegnanti non di materie scientifiche che possono aiutare a collocare meglio "l'uomo" nel suo tempo e nel suo desiderio. Ce lo testimonia anche il grande poeta Giacomo Leopardi nel suo Zibaldone quando descrive il misterioso convivere nell'uomo della sua grandezza e della sua piccolezza nell'atto della scoperta:
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